Gli Anziani

Nei primi anni ’70 a Parma c’è una strada che porta verso la periferia lungo la quale si può trovare il cimitero monumentale de “La Villetta”, e vicino sorge una casa di riposo con trecento posti e una casa protetta con altri cento. Basta questa immagine a descrivere l’isolamento, l’abbandono prima di tutto culturale, in cui vivono queste persone.
Nel 1980  Mario Tommasini viene nominato assessore ai Servizi sociali e alla Sanità del Comune di Parma e, reduce dalle lotte contro le istituzioni emarginanti, si trova a fare i conti con questa nuova realtà della quale pochi sembrano interessarsi.
Tommasini interviene nel 1982 su un progetto di ampliamento della casa di riposo per altri cento posti, riuscendo a riconvertirlo nell’istituzione di quattro centri diurni che garantiscano assistenza socio sanitaria, la fornitura di servizi specifici (come ad esempio il pasto di mezzogiorno) e l’istituzione di case protette per anziani non autosufficienti.
L’intuizione di Tommasini è che occorre chiudere gli ospizi e portare l’assistenza nei quartieri, consentendo per quanto possibile agli anziani di rimanere all’interno del tessuto cittadino e vivere il più possibile in autonomia. Da qui in avanti nasceranno esperienze importanti come quella degli orti sociali ed un progetto, Esperidi, che avrà un grande impatto sulle vicende personali di Mario Tommasini e dal quale nascerà l’esperienza de “Le case di Tiedoli”.

Gli orti sociali

Un esempio lungimirante di questa politica dell’assistenza decentrata alla quale si associa la capacità di offrire progettualità “dal basso”  Tommasini lo individua negli Orti Sociali. Il Comune di Parma aveva acquistato decine di migliaia di metri quadrati  di terreno alla Crocetta, un’area periferica della città. Una parte di questo terreno era destinata all’insediamento di un quartiere artigianale, un’altra – quella più estesa – era inutilizzata. Il comitato anziani del quartiere chiese alla circoscrizione l’uso di quel terreno per ricavarne degli orti da coltivare, ma la risposta tardava ad arrivare. Dopo un anno di stasi,  interessarono Mario Tommasini, il quale immediatamente si attivò per portare a compimento il progetto. Nonostante posizioni contrarie all’interno della Giunta comunale, si cominciò a dividere il terreno  e a mettere gli impianti dell’acqua, arrivando rapidamente a realizzare 1500 orti occupati da circa duemila famiglie.

Progetto Esperidi

L’attenzione di Tommasini verso gli anziani non diminuisce, ma anzi accresce nel tempo, arrivando a mettere nero su bianco un progetto che nelle intenzioni di Mario doveva rivoluzionare il concetto stesso di servizi sociali.
Nel 1991 viene organizzata a Vigheffio una seduta straordinaria del Consiglio Regionale alla presenza del presidente Bersani e di alcuni assessori. Il tema della seduta è il progetto Esperidi che Tommasini ha elaborato e lo slogan che lo introduce  è “Non risparmiare per la vecchiaia, ma investi sulla tua vecchiaia”.
L’idea di base è il superamento delle Case di Riposo attraverso una rete di strutture dove possano coesistere anziani che vivono autonomamente in appartamento e giovani coppie che in cambio dell’alloggio possano offrire un servizio di “portineria sociale”. Viene individuata anche un’area di proprietà del Comune, in via Rodolfo Tanzi, nel cuore dell’Oltretorrente cittadino, che potrebbe essere destinata al progetto.
A questo progetto Mario Tommasini dedicherà gran parte del suo impegno nel decennio successivo. Ed è proprio su Esperidi che si consumerà la rottura definitiva con la sinistra parmigiana. Sempre alla ricerca di un impegno formale a sostenerne la realizzazione, Tommasini si scontra con una burocrazia e una miopia politica che non riesce a vedere oltre i costi – pure significativi – necessari a realizzare il progetto su vasta scala. Nascerà da questa contrapposizione la decisione di presentarsi con una propria lista alle elezioni comunali del 1998.

Tiedoli

La chiesa di Tiedoli L’idea di Tiedoli arriva quasi per caso, come un fulmine a ciel sereno. Mario Tommasini è da tempo alla ricerca di un luogo dove far crescere una piccola comunità di anziani, assistita almeno da una giovane coppia. E’ il progetto Esperidi su scala ridotta, ma occorre partire, dimostrare a tutti che è possibile realizzare questa esperienza. Tommasini trova nel presidente della Provincia Andrea Borri un sostegno. Nasce così l’esigenza di portare in montagna quello che era stato pensato per il centro della città.  Tutto comincia con una telefonata al Sindaco di Borgotaro dal contenuto semplice: “qual è la frazione, il paese più abbandonato del tuo territorio?”. Diretta la risposta: “Tiedoli”.
E a Tiedoli, quasi a fianco della chiesa, dove si allunga un gruppo di case in stato di abbandono, ora sorgono edifici perfettamente restaurati e funzionanti. Ed è in questi edifici che l’utopia di Mario diventa realtà.
Le Residenze sono state inaugurate nel luglio 2003, e dal gennaio 2004 le “Case” hanno ospitato i primi quattro Anziani: e subito il fil rouge delle istituzioni, della amministrazione locale, del volontariato locale si è attivato con comprensibile premura e dedizione.
Quattro edifici rurali, in disuso, sono stati ristrutturati al fine di ricavarne un complesso di unità abitative che possono ora ospitare anziani, anche se soli, anche se non autosufficienti, quale alternativa alla casa di riposo. Vi è anche una portineria sociale 24 ore su 24 che svolge il servizio di assistenza domiciliare oltre alle mansioni di primo intervento.
Il progetto Tiedoli ha avuto una risonanza che non si è limitata alla sola provincia parmense. Già quando ancora il progetto era in fase iniziale il “Il fatto” di Enzo Biagi si era occupato di tale iniziativa, assieme ad alcune testate giornalistiche nazionali. Non solo. Per studiarla vengono amministratori anche dall’estero. Soprattutto dalla Germania, dove sull’esperienza di Tiedoli è stato pubblicato un libro venduto in molte migliaia di copie.
Le “Case di Tiedoli” rappresentano anche un modo nuovo di intendere il rapporto tra la gente e il proprio territorio, mettendo la persona al centro dell’attenzione, offrendo un nuovo servizio che, in comunione di intenti tra le istituzioni, la comunità e il volontariato locale, valga a rilanciare l’idea di montagna assieme a tutte le sue potenzialità.
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